Le montagne della Basilicata tesori naturali nascosti

Dolomiti lucane

 

Situate nell’Appennino lucano, ad est della più imponente dorsale Pierfaone-Volturino-Viggiano, le Piccole Dolomiti lucane costituiscono il cuore dell’omonimo Parco naturale regionale (che si estende alle foreste di Gallipoli-Cognato).

Sono denominate Dolomiti a ragione della somiglianza morfologica con le più famose montagne trivenete.

 

La nascita del gruppo montuoso, che domina la parte centrale della val Basento, risale a 15 milioni di anni fa.

Il territorio presenta un’alternanza di boschi di querce e picchi brulli e rocciosi sui quali, tuttavia, prospera una flora rara e interessante con specie vegetali peculiari come la valeriana rossa, la lunaria annua e l’onosma lucana.

La fauna, oltre ai cinghiali (numerosissimi), presenta una notevole varietà di volatili: nibbio reale, rondone, gheppio, corvo reale e falco pellegrino.



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Anche a causa della lontananza dai mari, il clima è quello caratteristico della media montagna appenninica: inverni rigidi, con una prolungata presenza della neve al suolo (fino a due, tre mesi), ed estati fresche e ventilate.

Le precipitazioni si aggirano intorno ai 1.000 mm annui.

MONTI SELLATA-VOLTURINO E DELLA MADDALENA

 

 

SITUATA IN POSIZIONE SUD, RISPETTO ALLA CITTà DI POTENZA, L’AREA DEI MONTI PIERFAONE, VOLTURINO E VIGGIANO VA A COSTITUIRE, INSIEME AI MONTI DELLA MADDALENA, UN COMPLESSO SISTEMA MONTUOSO, VERA OSSATURA CENTRALE DELL’ APPENNINO LUCANO.

L’intero comprensorio può essere suddiviso in due dorsali principali, di cui la più aspra ed imponente è costituita dalle cime dei monti Pierfaone ed Arioso (1744 e 1722 metri), Serra di Calvello e Calvelluzzo (1.567 e 1.700 e metri), Volturino e della Madonna di Viggiano (1.836 e 1.727 metri). Gran parte del’area montuosa è entrata a far parte del Parco nazionale della Val d’Agri e Lagonegrese: monti Arioso, Pierfaone, Calvelluzzo, Volturino, Viggiano, Raparo, Sirino e il versante lucano dei Monti della Maddalena. L?origine di queste montagne risale al periodo del Cretaceo e la loro morfologia ha favorito la formazione di un fitto reticolo di acque risorgive che vanno ad alimentare, tra gli altri, l?Agri e il Basento, i due maggiori fiumi lucani per ricchezza d?acque. Buona parte del territorio è ammantata da lussureggianti foreste, che sul lato nord si affacciano ad anfiteatro sul pianoro del Pantano di Pignola.

I boschi sono costituiti prevalentemente da varie specie di cerro , farneto e, nei luoghi più umidi, pioppo, salice ed acero. Al di sopra dei 1.000/1.200 m domina il faggio, che in questi luoghi si presenta con esemplari imponenti dai caratteristici tronchi colonnari lisci, a cui si associa, nelle località più umide e fredde, il nordico abete bianco. Queste montagne offrono un sicuro riparo ad una ricca fauna: il sempre più raro lupo appenninico, ma anche la volpe, il riccio, lo scoiattolo, il daino e il cinghiale; tra i rapaci si annoverano il nibbio (bruno e reale), la poiana, il gheppio. Di seguito vi elenchiamo le vette dell’apparato montuoso ; a 1.836 m Monte Volturino, a 1.744 m Monte Pierfaone, a1.727 m Monte della Madonna di Viggiano, a 1.722 m Monte Arioso, a 1.713 m Serra Giumenta, 1.700 m Monte Calvelluzzo, a 1.591 m Monte Torrette, a 1.580 m Monte Pilato, a 1.577 m Monte Maruggio, a 1.567 m Serra di Calvello, a 1.503 m Serra Longa, a 1.491 m Monte Calabrosa, a 1.476, Monte S. Enoc. 14 1.475 m Monte Serranetta 15 1.456 m Montagna del Caperino 16 1.444 m Monteforte 17 1.401 m Monte Cavallo

IL Massiccio del Monte Sirino

Il massiccio del Sirino, è un massiccio montuoso della Basilicata che comprende alcune tra le maggiori vette dell’Appennino meridionale: Monte Papa (2005 m), Cima De Lorenzo (2004 m), Timpa Scazzariddo (1930 m) e Monte Sirino (1907 m), e rappresenta l’estrema propaggine meridionale del Parco nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese.

Dall’aspetto imponente, ma compatto, il gruppo montuoso è situato a ridosso del mar Tirreno, nella parte sud occidentale della regione Basilicata (comuni di Lauria e Lagonegro), a dominio delle valli solcate dai fiumi Noce, Sinni ed Agri.

Dalle sue vaste e spoglie praterie di vetta, lo sguardo spazia verso il golfo di Policastro, le guglie irte e selvose dei monti La Spina e Zaccana, l’imponente acrocoro del Pollino, il vasto ed immacolato bosco Magnano, i ripidi contrafforti del monte Alpi, il Raparo e le ampie e verdeggianti valli di Diano e dell’Agri.

Il Massiccio del monte Pollino

 

Il complesso montuoso del Pollino, il principale della Basilicata, è ricchissimo di risorse naturalistiche e paesaggistiche.

La particolarità di maggior rilievo di questa zona è la sua variabilità ambientale che conserva nel contempo aspetti mediterranei ed alpini.

Enorme è il patrimonio vegetale del Pollino che conserva, tra le sue estese faggete, il pregiato abete bianco e, sui crinali più alti, il raro Pino Loricato, relitto glaciale a distribuzione balcanica, presente sul Pollino con le più belle, numerose e compatte colonie in quota esistenti in Europa.

Su tutto il territorio montuoso sono presenti numerose sorgenti ed ampi pascoli, che contribuiscono alla creazione di un paesaggio tipicamente alpino.

 

Gli elementi naturali quali fitti boschi, intervallati dai tanti corsi d’acqua che penetrano il cuore del massiccio montuoso, sono circondati dalle cime del Massiccio che superano i duemila metri, innevate per la maggior parte dell’anno.

Qui si elevano le maggiori cime dell’Appennino meridionale: oltre le già citate vette di serra Dolcedorme e del monte Pollino, superano i 2.000 m d’altitudine anche serra del Prete (2.181 m), serra delle Ciavole (2.130 m e 2.127 m) e serra di Crispo (2.054 m).

 

Nevai stagionali – alcuni dei quali di notevoli dimensioni – sono presenti su tutte le vette più alte del massiccio. Sul Pollino, in particolare, nell’avvallamento immediatamente a sud rispetto alla cima (nei pressi di un’antica dolina), ne sorge uno che è facile scorgere anche a fine agosto. Il 9 ottobre 2010 presso il suddetto nevaio è stato installato un rilevatore di temperatura per un monitoraggio diretto del microclima.

 

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