Un tempo, i contadini del territorio potentino mangiavano quasi sempre gli stessi cibi durante tutto l’anno e soltanto nelle feste solenni potevano vedersi sulle loro tavole qualche pietanza diversa e più elaborata, gustosa e golosa.

Non ci dobbiamo meravigliare, quindi, se essi aspettavano con tanta ansia il Natale e la Pasqua per accedere nel mangiare cibi più complessi e gustosi, ma sempre e comunque, limitati a provviste cserecce e praparati dalle proprie massaie e mogli.

Il Caratteristico pranzo natalizio del contatino iniziava col tradizionale piccilatiedd che era la pietanza più rappresentativa sulla mensa in quella festività e può essere paragonato all’attuale panettone.

La vigilia di Natale, i nostri antenati digiunavano tutto il giorno per poter meglio gustare “lu lippciliatedd” nel pranzo della sera. Difatt, nella sera tarda, cessano l’allegro e lungo scampanio delle chiese, ogni famiglia si metteva a tavola. Il posto d’onore aspettava al capo famiglia. Prima di cominciare a mangiare si recitava il Pater Noter e l’Ave Maria e dopo il cpao famiglia dava la benedizione e gli auguri alla sua famiglia che ricambiava rispettosa con espressioni di riverenza e affetto e i giovani e i più piccoli gli baciavano la mano.ù

Quindi, si iniziava a mangiare portando in tavolaLu picciliatiedd che il capo famiglia provvededevaad affettare. Il pranzo poi continuava con “vemiciedd cu agliu e woglie” (vermicelli conditi con agli e olio) ed infine pesce, e sempre pesce a zuppa, fritto o arrostito.

Non tutti però potevano permettersi il pesce : tanti si accontentavano del Baccalà di qui il detto “lu baccalà pure e pesce” (il baccalà è anche pesce). il pranzo si concludeva con finocchi, frutta verde e dolci fatti in casa: zèppele, chienile, stroufole. Ci si intratteneva, poi a tavola spiluccando frutta secca: mandorla, noci e nocelle, tanto per poter ancora bere del vino con L’ucciole e la iàsca col cannello fascènn’la canaèdda. A Natale non si beveva certo il vinello o sottapera, bensì il vino migliore della cantina.

Quando poi, si’incominciava ad udire i primi occhi di campana, il pranzo si concedeva e la famiglia , a gruppi, si portava alla propriria chieda per assistere alla sacra cermonia della notte di Natale per vedere nascere Gesù Bambino.,

Nel giorno di Natale, invece i piatti caratteeristici e tradizionali erano: Minestra Maritata e sctrascinai. La minestra maritata era un miscuglio di verdure campestri (fuòglie) che si facevano cuocere nel brodo di gallina o salami saporitissimi con formaggio grattuggiato e a pezzetti.

Gli strascinari, poi, rappresentavano il cibo più squisito delle nostre usanze. Come secondo piatto, si mangiava un gallo o una gallina o in mancanza polli, conigli, carne di maiale e suoi derivati, come savucicchhie e custeredda e altro.

Tutti cibi caserecci, quindi in quel temmpo, infatti non si pensava neanche lontanamente ad andare in macelleria a comprare la carne. Il Pranzo continuava, come la serea della vigilia, con frutta verde e secca, con dolci natalizi ed abbondante vino. Pertanto , il pranzo natalizio durava, così per varie ore; un mia antenato di un pranzo di Natale durato sei ore.

2 COMMENTS

  1. Mi piace sempre scoprire le tradizioni delle varie città soprattutto quelle legate alle festività! Anche dalle mie parti la sistemazione a tavola segue lo stesso schema a dimostrazione che alcune tradizioni si somigliano nonostante le regioni diverse!

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